Trittico di Pittura Dolomitica

On 24 novembre 2012

Trittico di Pittura Dolomitica, manifestazione che ad oggi conta due edizioni e  propone di invitare artisti professionisti di alto livello per dipingere delle opere ispirate al Comelico. Ad ogni edizione vengono realizzate tre opere che vengono poi esposte a Santo Stefano di Cadore, nel cortile del Palazzo del Municipio. Il direttore artistico è Vico Calabrò.

 

 

Aurelio Fort: Una volta c’era il mare

Una volta c’era il mare è il titolo dell’opera creata con una stratificazione di materiali, alluminio e sul plexiglass, che crea una magica danza di riflessi luminosi da ammirare in ogni angolazione . “Mi è venuta una forma (quasi ovvia metafora o stereotipo di una montagna) imponente, incombente, minacciosa. Ma anche- dice Fort – protettiva e seducente. Una montagna pagana, che non si staglia contro nessun cielo e che non ha bisogno di misticismi e di significati spirituali.”

 

Stefano Jus

«Io ho sviluppato la sensazione dell’ambientazione verticale, tipica di questi luoghi dove l’orizzonte in qualche modo si alza. E ho lavorato recuperando con naturalezza le mie tematiche del “condominio”, la rappresentazione di vite che hanno un’intimità propria, familiare, poi inserite in un contesto che diventa globale. Da qui alcuni aspetti della vita intima rivisitata da un punto di vista prospettico, ad esempio la tavola non sparecchiata, che richiama una presenza, una traccia che rimane di qualcosa che è stato, ma senza nostalgia. E che si incastra con forme più moderne, meccaniche, come le automobili. La montagna chiude in alto la composizione, in una specie di torre di situazioni che sono in parte umane, artificiali, naturali, e che si impilano una sull’altra. La tela apposta sulla tavola conferisce una sensazione materica ed offre la possibilità di inserire segni e graffi che offrano un carattere frammentato, tra visione contemporanea e memoria»

 

Fabio di Lizio: Sopalù

«Ho voluto titolare proprio Sopalù (borgata del Comelico) la mia opera e vi ho inserito i nomi degli otto abitanti di questo piccolo borgo in segno di riconoscenza per come ci hanno accolti. Ma anche per riaffermare che le Dolomiti vivono per le loro montagne, ma anche per i loro abitanti. Sulla mia tavola ho inserito un alfabeto segnico legato alla montagna, in acrilico e toni anche mediterranei, come il giallo e l’arancio, aggiungendo inoltre incisioni, graffi e altri simboli evocativi. Una sorta di Atlante ma molto più simpatico, più disinvolto che sorregge con la testa, come fosse un copricapo, questa magnifica montagna e dietro alla montagna l’arcobaleno, che richiama anche il logo della manifestazione.»

 

Maurizio de Lotto: Portatore di Nuvole

I nostri sogni sono come le nuvole, sono leggeri. Sognare non costa niente ma realizzare un sogno è difficile e faticoso. È così per il portatore di nuvole che per raggiungere la cima della montagna deve affrontare una salita ripida e faticosa.

 

Domenico Scolaro: Segni del Tempo

Tecnica mista usando i segni dell’alfabeto di diverse lingue, partendo dall’aramaico, si rappresenta una babele con le lettere sovrapposte senza un ordine definito che si chiariscono e si esplicano nel paesaggio soprastante delle Dolomiti, le quali esprimono un linguaggio unico e universalmente conosciuto.

 

Giorgio Celiberti: Inno alla Gioia

Un dipinto che immagina i ghiacciai con barlumi di azzurro: una metafora alpinistica come quando si raggiunge la vetta che bisogna alzarsi ancora di un metro per scoprire il mondo. Ed è lassù che si trova tutta la gioia dell’inno.


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